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Percorso

Perdersi per trovare la giusta direzione

Se il 17 marzo 2009 qualcuno mi avesse detto che in 9 anni esatti avrei toccato il fondo della mia vita personale, mi sarei rialzato, avrei cambiato città, sarei diventato un traduttore professionista e mi sarei trasferito all’estero, beh, non gli avrei mai creduto.

 

Quel giorno mi laureavo a pieni voti in Informazione scientifica sul Farmaco, ma ero attraversato da sentimenti contrastanti. Se da un lato non avrei più dovuto studiare, dall’altro non avevo più scuse: dovevo iniziare a lavorare come informatore il prima possibile, anche già sapevo di non essere tagliato per quella professione. E non passò molto tempo prima che la verità venisse a galla.

Dopo una serie di colloqui andati male, dovetti affrontare la realtà: non ero né portato né interessato a diventare un rappresentante, e bastavano pochi minuti di conversazione per rendere palese quella mancanza di doti e motivazione. Come potevo promuovere un qualsiasi prodotto se non ero bravo nemmeno a promuovere me stesso? Non fu facile, ma alla fine riuscì ad ammetterlo: dovevo cambiare strada.

Il problema era che non avevo altre strade. La mia laurea era molto specifica e non spendibile in altri campi. Avrei potuto usare i miei crediti per iscrivermi a Farmacia, ma avrei comunque dovuto ridare alcuni esami. E in ogni caso significava investire altre risorse economiche e altri 3-4 anni di studio in un’altra carriera a cui non ero davvero interessato. In altre parole, ero in un vicolo cieco.

O meglio, mi sentivo in un labirinto, un dedalo di scelte dove ogni opzione ti porta a un bivio in cui non riesci a decidere se sia meglio andare a sinistra o a destra o forse tornare indietro e provare un altro percorso, ma sai che non puoi permetterti di stare fermo perché il tempo passa e il sole sta calando, eppure ogni scelta sembra quella sbagliata e all’improvviso l’idea stessa di dover prendere una decisione ti terrorizza e ti inchioda sul posto. Come si esce da una situazione simile?

Cominciai a fare alcuni lavoretti mentre cercavo di capire quali fossero i miei talenti e stabilire una base da cui ripartire. Sapevo l’inglese ed ero bravo a scrivere, a studiare e a usare il computer. Non potevo contare su titoli, ma solo su un grande desiderio di dimostrare il mio valore e rimettermi in gioco. Circa un anno e mezzo dopo la laurea, scoprì per caso dell’esistenza di un master in localizzazione. E fu allora che cambiò tutto.

I requisiti per accedere erano un buon livello di inglese, buone capacità redazionali e buone conoscenze informatiche. Non potevo crederci. Il corso durava un anno e prevedeva tanto una parte teorica quanto una pratica sull’uso dei CAT Tool. Ma soprattutto, la possibilità di fare un tirocinio in agenzia. Passai le settimane che mi separavano dall’esame di ingresso esercitandomi a tradurre. Durante la prova commisi qualche errore da principiante, ma riuscii comunque a passarla. Ancora una volta, ero di fronte a un nuovo inizio. E ancora non sapevo quanto lontano mi avrebbe portato.

Durante il master scoprii che lavorare come localizzatore non richiede solo competenze linguistiche, ma anche attenzione al dettaglio, creatività, agilità mentale, intuito e predisposizione all’apprendimento. Tutte doti che sentivo di avere, ma che non avevo mai potuto dimostrare prima. Non ero l’unico a credere nel mio talento: dopo un breve periodo di stage, un’importante agenzia di localizzazione mi offrì l’opportunità di unirmi al suo staff interno. Avrei dovuto lasciare Torino, la città in cui ero nato e cresciuto, e trasferirmi a Genova. Ma non impiegai molto tempo a decidere.

Lavorare in-house mi ha permesso di crescere, fare errori ed essere corretto, prendermi responsabilità e imparare i trucchi del mestiere. Sapevo di avere molta strada da fare per arrivare al livello dei miei colleghi, così utilizzavo il mio tempo libero per studiare e scoprire quanto più potevo su traduzione, lingue e comunicazione. Dopo circa 7 anni ed esser diventato un senior, ero pronto per imbarcarmi in una nuova, doppia avventura: trasferirmi all’estero e iniziare una carriera da freelance.

Il 17 marzo 2018 mi trasferisco definitivamente a Barcellona. Non so dire se sia una coincidenza o un segno, so solo che i prossimi anni saranno ricchi di opportunità e sfide che non vedo l’ora di affrontare, in attesa del prossimo nuovo capitolo.

Foto di testata: Tobia Vitiello